Giovani e pensionati a confronto sul ricambio generazionale in agricoltura

“Abbiamo organizzato questo evento proprio perché sia evidente che il premio all’insediamento non è servito al suo scopo, servono misure pratiche per la sostenibilità economica e la vitalità delle imprese agricole. E’ importante anche rilanciare l’Osservatorio dei giovani imprenditori agricoli aprendolo anche all’innovazione e alla ricerca”. Lo ha detto Raffaele Maiorano, presidente dell’Anga, aprendo i lavori di “Generazioni a confronto: strumenti e tutele”, workshop organizzato oggi a Palazzo della Valle dai Giovani di Confagricoltura (ANGA) e dall’Associazione Nazionale Pensionati Agricoltori (ANPA). All’evento sono intervenuti anche il presidente della Commissione agricoltura alla Camera dei deputati, Filippo Gallinella; Raffaele Borriello, direttore dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA); Emilio Gatto, direttore generale Sviluppo rurale del ministero delle Politiche agricole, agroalimentari, forestali e del turismo e il notaio Michele Testa. “Occuparsi di passaggio generazionale, diritto successorio, legge di affiancamento, politiche giovanili e pensionistiche e questioni previdenziali – ha sottolineato Rodolfo Garbellini, presidente ANPA – vuol dire pensare al presente e al futuro delle persone e delle imprese agricole. Ci confrontiamo oggi su un momento molto delicato della vita aziendale, che deve essere affrontato con tutte le conoscenze con l’obiettivo di conservare, nel tempo, aziende create con tanto lavoro e sacrificio”. Resta molto contenuto, secondo il Centro studi di Confagricoltura, il ruolo nel sistema produttivo agricolo dei giovani di età inferiore ai 30 anni: sono il 4% i titolari di imprese individuali, il 6% i soci e gli amministratori delle gestioni societarie, l’1,6% quelli che rivestono altre cariche. Inoltre, per Unioncamere, solo un’azienda su 10 sopravvive alla terza generazione e la percentuale delle imprese che supera il primo passaggio generazionale varia tra il 25 e il 31%. “Specialmente in fase di avvio, l’azienda agricola ha molti costi e la possibilità di sgravarne qualcuno costituisce un valido aiuto – ha osservato Roberto Caponi, direttore dell’area sindacale di Confagricoltura -. Per questo riteniamo un vero peccato non aver confermato, anche per quest’anno, il provvedimento che prevedeva nel 2017 e nel 2018, per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali con meno di quaranta anni, un cospicuo sgravio dal versamento dei contributi. E’ stata una misura che ha dato i sui frutti: in un solo anno si sono iscritte più di 3.500 nuove imprese. Confagricoltura si sta impegnando anche per permettere ai coadiuvanti familiari degli imprenditori agricoli professionali di ottenere le stesse tutele previdenziali di cui godono i coltivatori diretti”. “Questo convegno è importante perché offre l’opportunità di ragionare su cosa significhi oggi ricambio generazionale in agricoltura. Occorre riflettere su di un nuovo paradigma per l’impresa agricola, che deve trasformarsi, come impongono i nostri tempi ed il mercato. Più che un ricambio serve l’integrazione tra generazioni, che renda i giovani protagonisti, tenendo conto del ruolo dei pensionati, i quali continuano ad amministrare con nipoti e figli le aziende”. Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha aggiunto, concludendo i lavori del convegno: “Per avviare un’attività agricola occorrono investimenti importanti, praticamente inaccessibili per un giovane. Più che pensare alla nascita di nuove imprese, per rafforzare il nostro sistema produttivo, dovremmo incentivare il lavoro dipendente in agricoltura”.

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