Ance Brescia

La sede di Ance Brescia, ha ospitato l’Assemblea generale di Ance Brescia, insieme all’elezione per il rinnovo delle cariche dei membri del Consiglio Direttivo. Durante la mattinata si sono succeduti gli interventi del presidente di Ance Brescia Tiziano Pavoni, che ha presentato una relazione dal titolo “Ance Brescia, una squadra coesa al servizio delle imprese”, del presidente di Eseb Massimo Angelo Deldossi e di Cape, Fabio Rizzinelli. Di seguito una sintesi delle tre relazioni. Tiziano Pavoni Presidente Ance Brescia. In questa sala è rappresentata l’intera edilizia bresciana. Un comparto che è il motore dell’economia del Paese. Sul nostro territorio il settore delle costruzioni, comprensivo dell’indotto, dà lavoro a circa 40.000 persone. Gli operai iscritti in Cassa Edile a Brescia sono circa 18.000. Gli investimenti in costruzione in provincia di Brescia nel 2017 sono stati pari a circa 3,3 milioni di euro, di cui circa 1,6 milioni in residenziale, 1,2 milioni in non residenziale privato e 0,4 milioni in opere pubbliche. Il valore della produzione del settore a Brescia è pari a circa è pari a circa 2.000 milioni di euro. Il valore aggiunto per abitante è pari a circa l’8% del totale. Le nostre imprese versano, all’Inps e all’Inail, circa 133 milioni di euro ogni anno, che servono per pagare pensioni e rendite. Il deficit di crescita del PIL dell’Italia è da imputarsi, almeno in buona parte, alla situazione di crisi dell’edilizia non adeguatamente sostenuta da politiche nazionali anticicliche o anche solo da buone politiche di infrastrutturazione del Paese. Ma questo ci porterebbe fuori tema. Ribadisco: siamo il motore dell’economia e del benessere del nostro Paese. Dobbiamo esserne orgogliosi. E ancor più dobbiamo essere orgogliosi del fatto che Ance Brescia di questo motore, a livello locale rappresenta il 70%. Siamo la seconda Associazione d’Italia davanti a Roma, Torino, Genova, Napoli, solo per citarne alcune, di città che hanno ben altre dimensioni rispetto a Brescia. Siamo e continueremo ad essere determinati. L’ambizione è di divenire la prima Associazione per importanza e dimensioni. Questo è l’obiettivo che con voi e grazie a voi lascio a chi governerà il nostro Collegio. Questa mattinata è riservata al rinnovo delle cariche sociali: Consiglio Direttivo, Revisori dei conti, Comitato di Ammissione e Giunta. considero questo momento un punto di partenza importante per intraprendere un cammino in continuità con quello precedente e ugualmente impegnativo, perché ricco di nuove sfide e di stimoli per il settore. Sei anni fa iniziai un percorso nuovo, potendo contare su quanto egregiamente realizzato da chi mi aveva preceduto. Mi auguro di essere stato all’altezza e di essere riuscito a rendere ancora più evidente ed efficace lo spirito del “fare squadra”, nel solco di quanti hanno guidato l’Associazione ed hanno saputo – merito che gli va riconosciuto – affrontare con competenza e determinazione i problemi. Sono certo che tutti faremo tesoro dell’unità creatasi al nostro interno e nella più ampia filiera del costruito. Sono stati anni di intenso lavoro, tuttavia, siamo riusciti a rispettare il programma che ci eravamo prefissati, raggiungendo traguardi considerevoli. Grazie dunque ai colleghi e amici che mi hanno accompagnato in questo difficile, ma produttivo percorso. Ho vissuto questi sei anni di attività in Ance come una “missione”, un impegno per rimettere al centro l’Impresa. Ricordo qui i temi principali che hanno visto Ance Brescia e la nostra categoria protagonisti positivi. Si pensi ai Protocolli per rafforzare la Legalità nell’edilizia pubblica e privata quello sottoscritto con il Comune di Brescia, con la Provincia, con l’Ispettorato del Lavoro con gli ordini professionali. All’ottimo risultato ottenuto con la stipula dell’innovativo contratto provinciale che ha introdotto importanti elementi di novità fino ad allora sconosciuti al sistema dell’edilizia italiana. All’innovativo strumento di flessibilità della “Banca ore” previsto, per l’edilizia, solo a Brescia e in nessuna altra provincia italiana. Alla messa in sicurezza, direi in via definitiva, dei bilanci di Cassa Edile. E questo senza chiedere nulla alle imprese, ma introducendo un vincolo sulle spese e le assistenze. Agli accordi sulla Conciliazione e sulla Produttività. Non intendo tediarvi con un lungo elenco, mi preme condividere con voi lo spirito che sta alla base di tutti questi risultati, le motivazioni dalle quali siamo partiti per ottenerli: i benefici per le nostre imprese e per i lavoratori che impiegano! In questo difficile contesto Ance Brescia resta un punto di riferimento anche per eventuali situazioni di criticità, ma come Associazione ha soprattutto il dovere di aiutare e sostenere le imprese e di riaccreditare il settore edile presso l’opinione pubblica, per permettere alla filiera di uscire non solo da un periodo economico buio, ma pure dal cono d’ombra che l’ha eclissata agli occhi di investitori e cittadini per troppo tempo. Nonostante restino alcune questioni aperte e ci sia ancora molto su cui lavorare, dobbiamo essere orgogliosi del nostro comparto, perché ha saputo attraversare gli anni della crisi e reinventarsi. Insieme stiamo contribuendo a creare un’immagine di edilizia positiva, versatile, di qualità innovativa: un proposito che sicuramente porterà risultati concreti e darà valore aggiunto ai nostri bilanci, alle competenze e al patrimonio di conoscenze delle nostre aziende. Con grande determinazione abbiamo messo in luce gli ostacoli che il settore del costruito deve affrontare ogni giorno, anche se non sempre abbiamo ricevuto una risposta esauriente e soddisfacente dai nostri interlocutori. Tuttavia, con piacere e con soddisfazione posso dire che il mondo istituzionale sta imparando ad ascoltarci: il Comune, la Provincia e la Regione Lombardia hanno spesso prestato attenzione alle richieste del nostro settore e hanno confermato la validità delle nostre proposte o delle nostre critiche. A volte ci siamo riusciti col dialogo, paziente ma fermo. È il caso di quanto stiamo facendo, proprio in questi giorni, con il Comune di Lumezzane, cui va dato atto di aver aperto un sereno confronto con l’Ance. Altre volte abbiamo dovuto ricorrere ai giudici, vedendo riconosciute le ragioni delle imprese in tutti i casi in cui abbiamo impugnato i bandi di gara. In questi giorni abbiamo avviato un dialogo con il Comune capoluogo, finalizzato a trovare percorsi amministrativi e finanziari che siano in grado di promuovere effettivamente e concretamene la rigenerazione del patrimonio immobiliare del Comune, partendo da quello pubblico ma includendo anche quello privato. Sarà un lavoro lungo e dove dovremo esercitare anche la virtù della pazienza, ma i presupposti sono buoni. La stessa attenzione non possiamo dire di averla trovata con il Governo, anzi con i Governi che si sono succeduti in questi anni. Posso testimoniare, insieme anche all’amico Campana, quanto Ance nazionale si sia impegnata per un dialogo costruttivo ed efficace e quante proposte utili siano state avanzate dal nostro mondo. Ma i vari esecutivi non hanno fornito risposte e soluzioni adeguate alla gravità della situazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il settore dei lavori pubblici è quello che manifesta i maggiori problemi. La sua immobilità contribuisce pesantemente a rallentare la tanto attesa ripresa. Ripresa che darebbe ossigeno alle nostre imprese, ma darebbe soprattutto impulso ed energia all’interno del Paese, più che mai bisognoso di lavoro e sviluppo. Diamo atto al Governo in carica di aver evidenziato la centralità dell’edilizia, la necessità di sbloccare i cantieri e di velocizzare gli appalti. Sino ad oggi, però, non possiamo dire che gli intenti siano diventati realtà. Non possiamo certo accontentarci di promesse e proclami. Lavoriamo e lavoreremo affinché le positive indicazioni del Governo di traducano, al più presto, in concrete azioni. Confidiamo nella coerenza e nella determinazione dell’esecutivo e nella conseguente sua capacità di riportare l’edilizia al centro di decisioni governative effettive ed efficaci, non solo al centro dell’attenzione. Ne guadagnerebbero i conti pubblici, i cittadini e lo stesso Governo. Quel che conta è che l’esecutivo agisca in fretta e con determinazione. Prima che sia troppo tardi. Il Pil sta crescendo dello zero virgola. L’Italia è maglia nera del G7 e dell’Europa. Cosa ci differenzia dal resto d’Europa, dalla Spagna che cresce al 2,8%, dal Portogallo che segna un più 2.9% e addirittura, dalla Grecia che registra un +1,9%? All’economia italiana manca l’insostituibile apporto dell’edilizia e della sua filiera, collegata con oltre il 90% dei settori economici del Paese. Grazie all’edilizia potremmo crescere dell’0,5% in più ogni anno. Senza lo stallo delle costruzioni l’economia italiana si sarebbe, dunque, potuta riportare già ai livelli precrisi, analogamente ai principali Paesi. Fabio Rizzinelli Presidente Cape; L’edilizia viene narrata come un settore di retroguardia. Ma è una narrazione falsa, frutto di pochi e disonesti operatori a causa dei quali tutti noi veniamo etichettati. La realtà è ben altra, e non la immagino io. Si pensi ad esempio all’industria 4.0, sebbene sottotraccia e senza proclami roboanti, nell’edilizia è già in atto. La digitalizzazione, o building information modeling, solo pochi anni fa nemmeno si sapeva cosa fosse, ora invece è già norma di legge nel codice degli appalti. Ma non solo. La prefabbricazione, i nuovi materiali, la robotizzazione sono i nuovi scenari in cui si svilupperà l’edilizia. Apro una piccola parentesi. Proprio l’elemento dell’innovazione tecnologica forse può spiegarci, almeno in parte, perché noi imprese edili ancora vediamo solo marginalmente gli effetti della “ripresina” in atto che sono, in larga parte, appannaggio di nuovi soggetti che si sono affacciati sul mercato in grado di aggredirne quote importanti. In questo contesto si pone la necessità di ripensare il ruolo delle imprese e quindi, di conseguenza, anche la funzione degli enti bilaterali ed in particolare della Cassa edile. Riflessione obbligata perché dovuta ad un aspetto oggettivo, legato alla storia e alla genesi degli Enti bilaterali. Mi viene spontaneo pensare al tema dell’illegalità, del lavoro nero e grigio: nella nostra provincia, tre anni fa emerse che il 50% dei cantieri del territorio bresciano non vedeva la presenza di un’impresa edile che applicasse il contratto dell’edilizia, ma pratiche di dumping contrattuale o di imprese di fatto tra autonomi. Queste pratiche non solo danneggiano gli operai e le imprese ma hanno anche una pesantissima ricaduta sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in quanto per gli edili che applicano il contratto dell’edilizia, la legge ed il contratto stesso prevedono una massiccia dose di formazione alla sicurezza situata, ovvero per mansioni che vengono svolte all’interno di un cantiere. Applicare un altro contratto significa anche poter evitare la formazione degli operai alle mansioni specifiche dell’edilizia andando incontro al rischio di un aumento del pericolo sui luoghi di lavoro che molto spesso si traduce in un aumento degli infortuni. A fronte di questo fenomeno, tre anni fa, le parti sociali dell’edilizia bresciana si sono trovate d’accordo che il fenomeno del dumping contrattuale e i fenomeni affini erano assolutamente da combattere per poter riportare il settore delle costruzioni della provincia in un alveo di normalità e di concorrenza leale che può solo fare bene ai lavoratori e alle imprese. Richiedendo che nei cantieri fosse rigorosamente applicato il contratto dell’edilizia così come richiede il testo unico alla sicurezza 81/08 quando indica che l’azienda deve essere tecnicamente competente per poter eseguire in sicurezza l’opera. Per fare ciò le parti sociali hanno demandato alla locale Cassa Edile ed Eseb (ente proposto alla formazione e alla sicurezza sul lavoro) l’invenzione e la creazione di un software, “Check”, che elaborando tutte le informazioni disponibili è in grado di valutare se le imprese presenti su un cantiere siano regolari oppure applichino forme di concorrenza sleale e dumping contrattuale. Il software incrociando le banche dati della Cassa Edile stessa, della Camera di Commercio, delle notifiche preliminari e altre, valuta le imprese presenti in un cantiere e coinvolgendo i professionisti presenti ed il committente richiede spiegazioni se l’impresa non risulta coerente con i parametri. Dopo circa un anno e mezzo di applicazione di detti controlli e del coinvolgimento di tutti i soggetti del cantiere, imprese, liberi professioniste e committenza, si è riscontato che il dato di presenza delle imprese edili, quindi regolari ed applicanti il contratto dell’edilizia, nei cantieri bresciani è aumentata di 20 punti percentuali passando dal 50 al 70%, e che l’edilizia bresciana si è sollevata dalla crisi che sta affliggendo ancora molti territorio evidenziando da circa due anni un segno ampiamente positivo… Massimo Angelo Deldossi Presidente Eseb; La visione del futuro e del percorso che dobbiamo intraprendere per continuare a svolgere il nostro importante compito di costruttori edili è, secondo me, fondamentale per operare quelle scelte che si rendono necessarie in un periodo di cambiamento qual è quello attuale dove l’information tecnologies e l’innovazione stanno apportando significativi cambiamenti quasi quotidiani nel modo di operare delle aziende di tutti i settori. Anche il nostro, seppure sia stato per molti anni apparentemente immune da queste dinamiche di cambiamento, in questo ultimo periodo ne è investito in maniera diretta e sta cercando di recuperare il tempo perduto avvicinandosi ai sistemi e ai modelli dell’industria che ormai ha codificato regole e processi che non possono essere dimenticati o semplicemente bollati con un “a noi non interessa”. Un recente studio americano ha evidenziato che il nostro settore è cresciuto negli ultimi 20 anni, al massimo di un punto di produttività. E che una grande parte della carenza di aumento di produttività è dovuta alla carta. Sembra banale, ma il fatto che il nostro settore sia il meno digitalizzato in assoluto rispetto agli altri settori industriali, è la causa principale del mancato aumento di produttività. Il fatto che le informazioni lungo la filiera produttiva e all’interno del cantiere siano ancora oggi cartacee, produce ritardi, perdita dei dati e tempo sprecato nella ricerca delle risposte necessarie per il progredire del lavoro reale. Il successo di un progetto è, quindi, legato alla capacità di riunire proprietà, appaltatore generale, sub appaltatori, fornitori, tecnici e maestranze, intorno a conoscenze condivise e comuni obiettivi, per creare un ambiente di reciproco vantaggio. Un sistema semplice ed efficace per avere a disposizione tutte le informazioni aggiornate è oggi utilizzare una piattaforma cloud condivisa con tutti i partecipanti al team di lavoro. Ovviamente questo presuppone che tutte le informazioni a disposizione siano aggiornate e che, quindi, vecchie informazioni e progetti superati siano eliminati, e che la condivisione delle informazioni tra i vari gruppi e tra le persone, aumenta la collaborazione la trasparenza e la produttività. Inoltre, i dati devono essere il più possibile collegati al lavoro quotidiano delle persone e, quindi, ogni operatore dovrebbe avere una lista giornaliera delle lavorazioni in modo da impiegare il suo tempo lavorando e non ricercando informazioni su cosa fare e come. Comunque, sia all’estero ma embrionalmente anche in Italia, i cambiamenti si stanno facendo sempre più evidenti e iniziano a dare i loro effetti sul ciclo economico. Il primo cambiamento è senz’altro quello della committenza, con l’arrivo di grandi investitori e di grandi sviluppatori immobiliari che si sostituiscono alla committenza privata, a volte anche pubblica, e agiscono con logiche di profitto e di investimento. Milano è un esempio che tutti noi possiamo vedere di tale fenomeno, che presumiamo si possa ampliare anche a tutta la regione del Nord, attraverso un positivo contagio e una prossimità con la capitale lombarda. Ma non solo la committenza sta cambiando, anche i processi di costruzione si stanno modificando molto sotto la spinta dell’innovazione tecnologica. Alla fiera mondiale dell’edilizia a Monaco di Baviera (Bauma) si è visto che il futuro del nostro settore va sicuramente declinato secondo tre paradigmi imprescindibili: Qualità, Certificazione, Sostenibilità. Queste tre parole d’ordine devono essere sviluppate e sviscerate in tutti il loro aspetti e applicate a tutte le fasi del nostro lavoro. La qualità del costruito deve essere un obiettivo imprescindibile. Le nostre imprese devono offrire un prodotto che garantisca la qualità dei materiali utilizzati, ma anche la qualità del prodotto complessivo e delle prestazioni ottenute dall’edificio o dall’opera. Naturalmente tali caratteristiche dovranno essere certificate da enti riconosciuti o attraverso nuovi procedimenti che stanno oggi affacciandosi prepotentemente in tutti i settori e che potranno essere utilizzati anche nel nostro per svariate necessità. Mi riferisco al sistema della block-chain. Tali procedure certificative dovranno essere applicate ai nostri prodotti in modo da garantire agli acquirenti e agli sviluppatori che il prodotto sia conforme alle norme di qualità previste, sia vendibile e possa generare i ritorni che l’acquirente attende. Da ultimo, ma più importante la sostenibilità. La sostenibilità ormai è il termine necessario a tutti i processi industriali e va declinato in tutte le sue forme per poter pensare di avere un prodotto che possa oggi affrontare il mercato. Sostenibilità declinata, dicevo, in tutto il processo sia attraverso l’utilizzo di materiali eco-compatibili e/o a basso impatto ambientale e bassa produzione di CO2, sia nei mezzi e nelle attrezzature di lavoro che devono avere le medesime caratteristiche. Alla fiera di Monaco erano presenti quest’anno praticamente tutte le macchine edili in versione elettrica, dalle piccole attrezzature, agli apparati di sollevamento, alle macchine movimento terra, ai camion, ai dumper. Se l’industria mondiale sta realizzando investimenti pesanti per elettrificare tutte le macchine edili significa che si aspettano in pochi anni che tali attrezzature prendano il posto di quelle a combustibili fossili e siano quindi uno slancio ulteriore verso la sostenibilità.

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