Sala convegni gremita in Apindustria in occasione del convegno “Il Codice della crisi di impresa e l’impatto sulle PMI” per spiegare la riforma della crisi d’impresa e in particolare quanto disposto in merito all’estensione dell’organo di controllo per le PMI. Attraverso gli interventi di esperti del settore, si è cercato di capire perché il legislatore ha ritenuto indispensabile estendere i casi di nomina del collegio-revisore e quale tipologia di impresa sarà interessata dalla nuova riforma. “In questa riforma – ha detto il Vice Presidente Vicario di Apindustria, Marco Mariotti – c’è una questione tecnica che va affrontata. Da un lato, se la ratio della norma è condivisibile, ci sono forti perplessità da parte nostra in merito alla concreta applicazione e l’impatto che ne può derivare per le PMI. Come Apindustria e Confapifidi Nazionale stiamo portando avanti emendamenti alla Camera. Le riforme sono benvenute, ma devono essere graduali e calate nella realtà”. Il Presidente di Sezione del Tribunale di Brescia Raffaele Del Porto ha dedicato il suo intervento all’istituzione dell’OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa) e al suo funzionamento per le piccole e medie imprese: “Prevenire è meglio che curare – ha detto Del Porto -. Non aspettiamo che la malattia si faccia irreversibile per un’azienda prima di intervenire. Affrontiamo tempestivamente la crisi con strumenti adeguati per evitare di cadere nell’insolvenza”.  La nomina del revisore legale e le sue responsabilità sono state spiegate dall’Avvocato Antonio Iorio, patrocinante in Cassazione e giornalista del Sole 24 Ore: “Il Codice della crisi d’impresa forse segna una svolta – ha detto Iorio –. Obiettivamente ce n’era bisogno. Il problema reale non è tanto la norma in sé, ma il fatto che questa stessa norma si va a sommare a tante altre norme che oggi un imprenditore deve tenere presenti”. Ricordiamo che Apindustria è intervenuta con proposte di modifica messe nero su bianco in un documento che è stato consegnato il mese scorso ad alcuni parlamentari bresciani che si sono resi disponibili all’ascolto. Nello specifico, con l’attuale formulazione scritta nel nuovo Codice, nella sola provincia di Brescia le imprese in forma societaria o collettiva che verrebbero assoggettate agli strumenti di allerta sarebbero oltre 40 mila (di cui circa 20 mila società di persone), più di una su tre comprendendo anche tutte le imprese individuali. In base alla proposta presentata ai parlamentari da Apindustria, in provincia di Brescia il numero di imprese assoggettate al nuovo regime di allerta si ridurrebbe a circa 4 mila imprese di capitali. In questo modo si escluderebbero le attività artigianali, commerciali e imprenditoriali di più piccola dimensione, meno rilevanti singolarmente considerate, e si darebbe il via ad una fase sperimentale su una parte dell’economia comunque rilevante.

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