Istruiti, lavorano soprattutto come dipendenti, vivono in famiglia e desiderano il primo figlio tra i 30 e i 34 anni: sono i giovani lombardi descritti nel documento che Polis-Lombardia ha preparato elaborando i dati di tre fonti: Istat, Indagine Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo (anni 2017, 2016, 2015) e Indagine Orim 2018. La ricerca è stata presentata oggi alla VII Commissione del Consiglio regionale (Commissione cultura, ricerca e innovazione, sport, comunicazione) nella sala Oriana Fallaci di palazzo Pirelli. In Lombardia sono 1.998.845 i giovani (ossia persone tra i 15 e i 34 anni) e hanno un buon grado di istruzione: il 70,1%, infatti, possiede un diploma di scuola superiore, il 14,7% la licenza media inferiore, il 12,8% una laurea e il 2,4% un titolo post-laurea (le giovani donne in proporzione quasi doppia, con un 3,1% contro l’1,7% degli uomini). Scelti soprattutto gli studi di tipo scientifico-tecnico (41,8%); a seguire, quelli in ambito umanistico-psicologico (20%), economico-statistico (8,3%) e giuridico (7,4%). I dati sottolineano una certa segregazione di genere nella scelta dei percorsi scolastici. Le donne, infatti, tendono a orientarsi verso una preparazione di tipo umanistico, giuridico, sociale e psicologico, a differenza degli uomini, che più spesso scelgono studi tecnico-scientifici ed economici. Un’eccezione è rappresentata dalle facoltà di ingegneria, cui hanno avuto accesso con la stesa proporzione sia gli uomini sia le donne. In prevalenza, i giovani lombardi hanno un’occupazione (il 64%), mentre fra chi non lavora la metà sono studenti (17%) e l’altra metà (19%) è nella cosiddetta condizione di “neet”: not–engaged-in education, employment or training. Non sono però tutti definibili come “inattivi scoraggiati”, perché buona parte di chi non sta studiando e non ha un lavoro (tre ogni quattro) sta cercando un’occupazione o sta avviando una attività in proprio o assieme ad altri. La maggior parte dei giovani lavoratori è occupata nei servizi (73,1%), il 25,3% nel settore industriale e solo l’1,6% nell’agricoltura. A conferma dei dati sul tipo di istruzione, la preferenza maschile per la formazione scientifica-tecnica si riflette anche in una maggiore presenza nell’industria (il 37%) rispetto alle donne (solo l’8%). Il giovane lavoratore lombardo è in prevalenza dipendente (80,6%): la maggior parte (il 67%) ha un contratto a tempo indeterminato con una percentuale più elevate tra le donne (70,9%) che tra gli uomini (64,3%). Le differenze di genere interessano anche il guadagno: il reddito netto medio del 69% dei maschi è tra i 1.000 e i 1.600 euro, mentre il 62% delle donne ha raggiunto un guadagno tra i 500 e 1.300 euro.

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