Apindustria promuove l’alta formazione a Brescia

Gli ultimi dati sull’occupazione in Italia diffusi dall’Istat (luglio 2019) evidenziano che nella fascia di età 15-24 anni il tasso di disoccupazione è del 30,5%, in quella 25-34 anni del 14,9%. Anche l’operosa Brescia ha una disoccupazione giovanile elevata (16,3% nel 2018), praticamente il doppio rispetto a dieci anni fa. In un contesto nel quale l’occupazione complessiva risulta in crescita, la popolazione giovanile ha quindi ancora parecchie difficoltà a trovare un lavoro, il che stride (apparentemente) con la continua lamentazione da parte delle piccole e medie imprese rispetto alla difficoltà di trovare personale adeguato. In termini tecnici il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro si chiama mismatch ed è fenomeno più volte segnalato sia in ricerche nazionali che, a carattere locale, dal Centro Studi di Apindustria. Le aziende cercano profili tecnici che, a quanto pare, risultano introvabili. Il fenomeno è preoccupante, ancor più in un contesto di trasformazione produttiva come quello attuale, e in una prospettiva nella quale da qui ai prossimi cinque anni si stima mancheranno oltre 150 mila supertecnici nei settori chiave della meccanica, della chimica, dell’alimentare e dell’Ict. Una risposta a questo problema sempre più incombente è stata la creazione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Nati nel 2010, gli ITS rappresentano infatti la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante secondo un sistema consolidato da alcuni anni anche in altri paesi europei. Sono corsi (solitamente di durata biennale) post-diploma in aree ad alta innovazione, strettamente legati al sistema produttivo con l’obiettivo di preparare i quadri intermedi specializzati che nelle aziende possono aiutare a governare e sfruttare il potenziale delle soluzioni di Impresa 4.0 (per dettagli vedi scheda allegata). A distanza di quasi dieci anni, i risultati sono ottimi e modesti allo stesso tempo. Ottimi perché i tecnici formati negli ITS si sono rivelati risorsa indispensabile per le tante PMI alla ricerca di tecnici in grado di aiutarle nel processo di trasformazione 4.0. Restando ai dati relativi alla Lombardia (dove sono presenti il maggior numero di ITS a livello nazionale) il tasso di inserimento lavorativo dei diplomati ITS si è attestato al 76%, con punte nel settore della Mobilità sostenibile (98%), Gomma e materie plastiche (94%) e Meccatronica (88%). I numeri confermano quindi che dagli ITS escono tecnici formati e con ottime possibilità di trovare un lavoro in tempi brevi. Nonostante questo, e qui si arriva ai risultati modesti, gli ITS hanno per il momento goduto di scarsa fortuna. In tutto il territorio nazionale gli ITS sono 95 (settembre 2018), 429 i percorsi formativi complessivi, 10.500 gli studenti iscritti. A titolo di confronto in Germania, Paese a forte vocazione manifatturiera al pari dell’Italia, gli studenti iscritti agli equivalenti degli ITS sono circa 800 mila. Un rapporto di 80 a 1. Nel Regno Unito sono iscritti a queste super scuole quasi 300 mila ragazzi. In Spagna l’analogo settore terziario non accademico è frequentato da 400 mila ragazzi. In Francia – che con Emmanuel Macron ha deciso di puntare dritto sul rilancio dell’industria – si sale oltre i 500 mila iscritti. In Italia, come detto, poco più di 10 mila iscritti. Sulle cause del mancato successo degli ITS in Italia è difficile dare risposte, ma sicuramente è necessario continuare con l’opera di sensibilizzazione di studenti e famiglie, partendo dalla considerazione che gli ITS sono complementari al sistema universitario, offrono la possibilità di avere una formazione altamente professionalizzante e immediatamente spendibile nel mercato del lavoro, in settori peraltro innovativi e in espansione. Dal canto loro le imprese hanno in realtà compreso appieno la necessità di essere soggetti protagonisti della formazione. Dal 2015 ad oggi le imprese attive negli ITS (in prevalenza PMI) sono aumentate del 50%. I numeri assoluti sono ancora insufficienti (1500 imprese circa) ma è evidente che, anche in questo caso, domanda e offerta si devono incrociare in misura maggiore. Se mancano gli iscritti i corsi non partono e vengono meno anche le risorse e l’impegno di imprese e professionisti che tengono i corsi. In un’indagine rapida tra gli associati di Apindustria è emersa l’alta specializzazione di questi corsi e la relativa appetibilità degli stessi in termini di opportunità spendibili sul mercato del lavoro. Più che il dato dei «non interessati» (che, a seconda degli indirizzi proposti, vanno dalla meccatronica alla moda) è interessante infatti la risposta di chi risponde «ne avrei bisogno anche ora»: 28 risposte positive su meno di 100questionari, alle quali si sommano altre 30 risposte affermative tra chi ha detto che «ne avrà bisogno nel prossimo futuro» e le 27 di chi, pur non conoscendo nel dettaglio la proposta formativa, vorrebbe saperne di più. Il dato che emerge con chiareza è quindi la fame di tecnici superspecializzati. (Nell’allegato i dettagli dell’indagine). Apindustria, in tale contesto, è protagonista in due direzioni. Da un lato promuovendo momenti informativi e di orientamento gratuito per dipendenti e famiglie delle imprese associate per presentare l’importanza e le opportunità di lavoro per i giovani che si iscrivono a percorsi di formazione terziaria professionalizzante (in questa settimana si sta verificando la disponibilità delle aziende e i primi riscontri sono positivi), dall’altra sostenendo attivamente il corso dell’ITS Rizzoli «ITS Network, Virtualization and Cloud Specialist» che partirà (se ci sarà un numero sufficiente di iscritti) in ottobre a Brescia, nella sede dell’Associazione Formazione Giovanni Piamarta. Il corso insegna a implementare e gestire reti e data center in modo da garantirne la sicurezza e la compatibilità e la scalabilità su servizi per il cloud computing, collaborando nella migrazione da un sistema tradizionale ad uno virtualizzato. Diversi gli sbocchi lavorativi offerti: Società di consulenza informatica e servizi IT, System Integrator, Reparti ICT di aziende, Funzioni aziendali ICT. Tutte professioni che, in epoca 4.0, sono sempre più fondamentali all’interno delle PMI. (Qui i dettagli del corso).

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