Dal tour voluto dal consorzio turistico può nascere un grande progetto

Una notte dedicata all’arte religiosa con protagonista Vittorio Sgarbi, accompagnato dal presidente del Trentino e suo mentore Maurizio Fugatti, e con palcoscenico cinque differenti chiese della Valle del Chiese ricche di opere di grande valore. Dal tour concluso a notte fonda è insomma uscito un impensabile patrimonio d’arte (di affreschi e tele) e un vero e proprio capolavoro: il Sebastiano Mazzoni custodito nella Chiesa di San Bartolomeo a Daone, di cui nemmeno il più grande critico al Mondo dell’arte tra ‘400 e metà ‘700 ne conosceva sinora l’esistenza. E al termine del tour seguito all’incontro Altro Tempo a Forte Corno con Paolo Mantovan (Direttore del Trentino) è nata la consapevolezza che la cultura è oggi fonte di ricchezza in chiave turistica anche per un piccolo territorio qual è la Valle del Chiese. Magari facendo nascere un percorso artistico-religioso capace di legarla a Venezia (Mazzoni), Piemonte-Lombardia (Fra Dolcino), Roma (Lanzichenecchi) e Brescia (Ippolito e Clemente da Brescia) ma anche a Salisburgo e Trento (Famiglia dei Conti Lodron). Insomma sfruttando un patrimonio che pochi conoscono nella sua interezza, anche localmente. Ipotesi che ha già trovato il sostegno anche di Sauro Moretti, manager di Sgarbi, con il quale la presidente Daiana Cominotti ha già ipotizzato un prossimo ritorno nel Chiese del presidente del Mart proprio per concludere il percorso con le visite alla Chiesetta di San Barnaba a Bondo, Forte Larino a Sella Giudicarie, la Chiesa di Lodrone e i castelli San Giovanni e Romano. È stato un tour dai contorni anche folcloristici come a Daone dove Sgarbi, Fugatti, la sindaco Ketty Pellizzari, la presidente Daiana Cominotti, la vice Nadia Baldracchi e Paolo Mantovan, sono stati accolti dalla banda degli Alpini. A fianco dei vari personaggi la task force messa in campo dal Consorzio turistico – Silvia Alberti, Tommaso Beltrami, Maddalena Pellizzari e Diego Decarli – con il supporto della giovane studiosa Serena Bugna, che al tema dell’arte ha dedicato il libro La Pittura di età moderna, in Valle del Chiese nelle Giudicarie. La chiesa di San Bartolomeo si è rivelata ricchissima di opere veneziane grazie ai lasciti e ai doni dei commercianti locali che a Venezia, tra Cinque e Settecento, si arricchirono grazie al commercio del vino Malvasia. Vittorio Sgarbi ha poi visionato altre due pale, una teletta di Jacopo Palma il Giovane e una pala settecentesca di buona mano, vicina ai modi di Gaspare Diziani. In sacrestia, ha lodato una piccola tela, purtroppo molto rovinata, attribuita a Paul Troger e raffigurante la Maddalena Penitente. La seconda tappa è stata a Condino. A colpite il presidente del Mart è stata la Chiesa dell’Assunta per la maestosità e le dimensioni di questa antica pieve, uno dei più grandi di tutto il Trentino dopo il Duomo di Trento. Ben otto altari laterali, con pale cinque, sei e settecentesche. Sgarbi ha ammirato soprattutto le opere primo-cinquecentesche, sia il buon dipinto su tela con il Compianto (che ricorda Giovanni Demio) che alcuni affreschi, purtroppo rovinati. Sembra di essere in provincia di Brescia il suo commento afferma il professore prima di soffermarsi, assieme al presidente Fugatti, davanti alla maestosa ancona lignea dell’altare maggiore, opera di Maffeo e Andrea Olivieri, un connubio tra scultura e pittura di rara bellezza. Sempre a Condino, ma nella Chiesa di San Rocco posta nella piazza davanti al municipio, è stata l’abside a colpire Sgarbi, che si è soffermato con molto interesse sugli affreschi (oggi bisognosi di restauro) eseguiti da Ippolito e Clemente da Brescia nei primi anni del 1530. I due artisti lo hanno incuriosito tanto da chiedere più volte informazioni a Serena Bugnai. Questi pittori sono unicamente noti per le opere eseguite a Condino ma i cui tratti pittorici denunciano la conoscenza di Romanino e Callisto Piazza. Ammirata poi la pala di Sant’Antonio da Padova, opere veneziana datata 1659 che si collega a un’altra pala presente a Storo. A Darzo il gruppo ha visitato la chiesa di San Michele, la cosiddetta ‘vecchia’ di Darzo, ricostruita attorno agli anni Venti del Cinquecento, molto particolare nella scalinata discendente d’ingresso a gradini semicircolari. E qui Sgarbi si è soffermato sul grandioso affresco della parete di fondo, datato 1526 e raffigurante la Crocifissione, una scena affollatissima tra cui si scorgono alcuni ritratti e citazioni mantegnesche. Ad incuriosirlo anche la presenza di una raffigurazione di quello che si può indicare come un lanzichenecco. Soldati di ventura che proprio dalla Bassa Valle del Chiese partirono per la spedizione culminata con il Sacco di Roma del 1527. Come detto l’opera è dell’anno precedente con una data precoce per un’opera che guarda al Rinascimento bresciano ma non solo. Si è poi interessato di una pala molto rovinata raffigurante San Giovanni Nepomuceno mai studiata, facendo il nome di Giovanni Battista Piazzetta. Il tour notturno sì è chiuso nella Chiesa di San Floriano, a Storo, la parrocchiale ricostruita nel primo Cinquecento, ricca di argenterie e pale veneziane. Qui Sgarbi si è subito diretto alla pala dell’altare di San Luciano e Valentino, lodando il bellissimo dipinto datato 1661 e commissionato a Venezia da alcuni abitanti di Storo lavoranti in laguna. Rimane colpito dai richiami a Pietro Liberi e alla corrente dei tenebrosi. Passa poi in rassegna una pala di Diziani e altre due sempre riferibili alla cerchia di Diziani-Marieschi, databili alla seconda metà del Settecento. Chiede informazioni sulla grande Lavanda dei piedi appesa nel presbiterio, opera di Giacomo Figari e si sofferma sulla pala dell’altare maggiore, di Zenone Veronese, presumibilmente realizzata tra il 1520 e il 1530.

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