La Poliambulanza inaugura il nuovo blocco operatorio cardiovascolare

La sala ibrida è unica in Italia per dimensioni e tecnologie

Una tecnologia all’avanguardia che si avvale di un accurato lavoro di pianificazione che inizia con la TAC del paziente. Il medico importa le immagini acquisite in un software di navigazione che simula il percorso endovascolare in 3 dimensioni. In sala operatoria l’angiografo fonde le immagini precedentemente elaborate con quelle live, orientando l’operatore nei vari passaggi e riducendo al massimo il margine di errore. Una vera e propria rivoluzione che trasforma ciò che fino a pochi anni fa era fantascienza in realtà. Ma se la sala ibrida è il valore aggiunto del nuovo blocco cardiovascolare è l’intero progetto che si rivela ambizioso. Poliambulanza concentra in un unico distretto complanare tutte le specialità chirurgiche e interventistiche del dipartimento cardiovascolare e crea così un ambiente unitario aperto alla multidisciplinarietà. Del blocco fanno parte, oltre alla sala ibrida, altre 5 sale dedicate alla cardiochirurgia, alla chirurgia vascolare, all’elettrofisiologia e all’emodinamica e un’area di 3 sale operatorie per la chirurgia a bassa complessità. “La tecnologia aerospaziale ha influenzato la medicina in molti settori, tra cui l’area cardiovascolare – chiarisce Walter Gomarasca, Direttore Sanitario di Fondazione Poliambulanza –. Innovazioni che oggi permettono di trattare ad esempio la stenosi aortica, una riduzione della capacità di apertura della valvola aortica, sia con tecniche tradizionali che con approcci mininvasivi, cioè per via percutanea senza aprire il torace. L’approccio operatorio più adeguato viene deciso in funzione delle caratteristiche del paziente ed è frutto di una valutazione multidisciplinare in cui convergono le competenze di chirurghi, cardiologi interventisti, anestesisti, radiologi, geriatri e cardiologi clinici”. La valutazione multidisciplinare del paziente, prassi consolidata in Poliambulanza, si avvale nell’ambito cardiovascolare di tre team: coronary-team, valve-team e aortic-team. La vicinanza e l’ampiezza dei nuovi ambienti favoriscono un confronto continuo fra gli specialisti dei vari team, sia in fase di pianificazione che durante gli interventi. La prossimità con il Pronto Soccorso favorisce inoltre la gestione immediata delle emergenze cardiovascolari. “Il nuovo blocco operatorio – afferma Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza – è un’ulteriore garanzia di qualità per il nostro Istituto che vanta risultati clinici di rilievo nazionale”. Prima in Italia, secondo i dati Agenas, nel trattamento della cardiopatia ischemica e del bypass coronarico, tra i primi 4 ospedali italiani e prima in Lombardia per gli interventi di sostituzione e riparazione delle valvole, nel 2018 Poliambulanza ha registrato circa 3.500 interventi nell’area cardiovascolare. “Con il supporto delle nuove avanzate tecnologie e di medici sempre più specializzati – conclude Triboldi – ci prepariamo ad affrontare le nuove sfide in vista del nostro obiettivo più importante: la salute del paziente. Ringraziamo perciò Fondazione Alessandra Bono che con la sua donazione ha contribuito ad allestire il nuovo blocco operatorio cardiovascolare, permettendoci di curare, con modalità sempre più appropriate ed al passo coi tempi, le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel nostro Paese”. “La Fondazione Alessandra Bono Onlus – spiega il Cavalier Valerio Bono, che insieme alla moglie ha dato vita alla Fondazione in memoria della figlia – nasce per promuovere e sostenere la ricerca medica affinché i malati mantengano viva la speranza e possano trovare conforto nel sapere che c’è qualcuno che sta combattendo al loro fianco. Un progetto come quello realizzato e inaugurato oggi in Poliambulanza – sottolinea il Cavalier Bono – è un traguardo che ci rende particolarmente felici, perché un progetto così significativo dal punto di vista scientifico, e con immediato beneficio per tanti pazienti, si realizza nel territorio di Brescia, in una struttura di eccellenza”.
I titoli ci sono: mancano i numeri e il coraggio
Bisognava fermare l’aumento dell’Iva, è stata fatta in venti giorni: le giustificazioni si trovano, magari sono pure vere, ma tutto si può dire fuorché che la manovra economica presentata dal Governo nei giorni scorsi sia da cuor di leone. Trenta miliardi di euro, di cui ventitré per l’Iva, ne fanno restare sul piatto sette e tanto basta per dire che qualsiasi intervento pro crescita, fatto anche con le migliori intenzioni, sarà modesto. Il cuneo fiscale, ad esempio: da tempo e in tempi non sospetti diciamo che deve essere abbassato per ridare fiato a stipendi dei lavoratori e alla domanda interna da anni stagnante. Bene, nella nota di accompagnamento se ne annuncia la riduzione ma è evidente che con 2,7 miliardi di euro (la cifra stanziata a questo provvedimento per il 2020, diventeranno forse 5,4 dal 2021), l’impatto reale sugli stipendi sarà prossimo allo zero. Considerazioni analoghe valgono anche per Industria 4.0 e incentivi all’innovazione: verranno rimessi in campo, si dice che verranno tarati per essere più fruibili dalle PMI e fin qui tutto bene, ma se le risorse che verranno stanziate sono scarse, anche gli effetti lo saranno. In attesa del documento di Economia e finanza, l’impressione sulla nota di accompagnamento è proprio questa: titoli buoni, numeri assenti. Mancano i soldi, dirà qualcuno, e c’era l’Iva da non far aumentare. Tutto vero, ma la modestia resta perché se l’Italia, che pur con tutte le difficoltà continua a restare una delle principali economie del pianeta, riesce a fare una manovra da pochi miliardi c’è qualcosa che non va. Di sicuro, questa è una certezza, si conferma anche per questo Governo (come per i precedenti) la volontà di non intervenire in modo strutturale sui centri di costo e di acquisto. E, allo stesso modo, a parte qualche dichiarazione di intenti, non traspare nemmeno alcuna volontà di intervenire sulla semplificazione amministrativa. Non è pensabile che ogni anno un’azienda debba effettuare ben 89 operazioni tra dichiarativi, adempimenti e pagamenti fiscali. Le imprese molto spesso svolgono una mole di lavoro enorme per inserire dati che sono già in possesso della Pubblica Amministrazione: semplificare significa maggior efficienza. Se non si interviene in modo netto e radicale su costi e burocrazia le possibilità di manovra saranno sempre risicate e incentrate sulla modestia del provvedimento. Non possiamo permettercelo però. Da anni l’economia italiana va al rallentatore e da anni la domanda interna è fiacca. L’export brillante ha tenuto in piedi la barca per un po’, ma i segnali che ne indicano oggi una frenata sono diversi, tra crisi tedesca e politiche protezionistiche in ascesa (non bastasse quello tra Usa e Cina, è di queste ore il via a quello tra Usa ed Europa). È anche per questi motivi che serviva più coraggio nella manovra, sapendo che i conti non ce li paga nessuno. I titoli non bastano, servono i numeri.

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