I piccoli imprenditori guadagnano più del doppio dei propri dipendenti ?

Secondo gli ultimi dati presentati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (anno 2018), le persone fisiche (artigiani, commercianti, liberi professionisti) hanno dichiarato in media un reddito pari a 25.290 euro, mentre le società di persone (Snc, Sas, etc.) 34.260 euro. Per quanto riguarda i dipendenti, invece, coloro che sono occupati nelle attività dei primi percepiscono mediamente 9.910 euro, mentre i lavoratori alle dipendenze dei secondi 13.850 euro1. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo: 1 MEF, “Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2018: studi di settore e Irpef per reddito prevalente”, Comunicato n° 105, Roma, 30 maggio 2019  “Finalmente facciamo chiarezza su un punto: è del tutto infondata la tesi che gli imprenditori guadagnino meno dei dipendenti. Sostenuta in particolar modo dal mondo sindacale, questa argomentazione è stata elaborata da alcuni commentatori che in passato hanno comparato in modo scorretto i redditi medi dei datori di lavoro, includendo anche quelli delle ditte individuali che non hanno personale alle proprie dipendenze, con quelli dei dipendenti, comprendendo in questi ultimi anche le retribuzioni di soggetti con redditi elevati, come gli alti dirigenti pubblici e privati. Obiettivo di questa operazione? Dimostrare che i piccoli imprenditori sono un popolo di evasori. In realtà, confrontando correttamente i redditi dei titolari di microimprese con quelli dei propri dipendenti, emerge un risultato di segno opposto che ridà dignità al mondo del lavoro autonomo”. Un’operazione verità, quella realizzata dalla CGIA, che torna di attualità proprio in queste settimane, allorché una buona parte dell’opinione pubblica chiede con forza l’applicazione di ulteriori misure restrittive contro l’evasione. “Nessuno esclude che anche tra i piccoli commercianti e gli artigiani ci siano sacche di infedeltà fiscale che devono essere assolutamente debellate – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – altra cosa, invece, è sostenere capziosamente che ci troviamo di fronte a due categorie costituite da evasori incalliti. Le cose stanno diversamente e i dati delle dichiarazioni dei redditi delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi dimostrano, almeno al Nord, che le generalizzazioni sono sempre ingiuste e sbagliate”. · Forti differenze di reddito tra Nord e Sud. Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi del 2018, infatti, emerge come i piccoli imprenditori (ditte individuali) e i lavoratori autonomi dichiarino mediamente 37.470 euro in Trentino Alto Adige, 36.070 euro in Lombardia, 31.700 in Friuli Venezia Giulia, 31.070 euro in Veneto, 31.020 in Emilia Romagna, 28.640 euro in Piemonte e 28.630 euro in Liguria. “Ricordo – conclude Paolo Zabeo – che oltre il 70 per cento degli artigiani e dei commercianti non ha dipendenti. Ebbene, con un livello di reddito medio che, nonostante le difficoltà economiche, al Nord supera i 30 mila euro, questi operatori quanta parte di reddito nasconderebbero al fisco?” Di segno opposto, invece, la situazione presente al Sud, dove i livelli di reddito sono molto contenuti. In alcune zone del Mezzogiorno, infatti, fare impresa è sempre più difficile e per molti il ricorso all’evasione consente di recuperare liquidità per mantenere in vita l’attività. Nel meridione, infatti, il reddito medio dichiarato al fisco dagli autonomi e dai piccoli imprenditori è molto basso. Se in Campania è pari a 13.340 euro, in Puglia ammonta a 12.810 euro, in Sicilia a 12.640 euro e in Calabria solo a 6.120 euro (vedi Tab. 2). · L’evasione ammonta a 113 miliardi di euro all’anno. Nel 2016 (dato più recente) l’evasione stimata in Italia è stata del 16 per cento. Ciò vuol dire che per ogni 100 euro di gettito incassato dal fisco, 16 rimangono illegalmente nelle tasche degli evasori. In termini assoluti, invece, sono 113,3 i miliardi di euro che in quell’anno sono stati sottratti all’erario.

A livello territoriale le realtà più a rischio sono quelle del Sud: in Calabria la stima di evasione è al 24,2 %, in Campania è al 23,2%, in Sicilia al 22,2% e in Puglia al 22 per cento. Nelle regioni del Centro-Nord, invece, la situazione desta meno preoccupazioni. Infatti, in Veneto il tasso di evasione si attesta al 13,8 per cento, nella Provincia autonoma di Trento e in Friuli Venezia Giulia scende al 13,3%, in Lombardia al 12,5%, fino a fermarsi al 12 % nella Provincia autonoma di Bolzano (vedi Tab. 3). Dalla CGIA fanno sapere che in questa elaborazione l’ammontare delle imposte evase a livello regionale è stato stimato applicando al valore aggiunto sommerso di ogni regione un coefficiente determinato dal rapporto tra il gettito fiscale e il valore aggiunto desumibile dai conti nazionali, al netto dell’economia non osservata2. · Ma ad evadere sono i piccoli ?  “Ammesso e non concesso che l’evasione sia riconducibile quasi esclusivamente ai piccoli operatori economici – conclude Renato Mason – come si spiega che negli ultimi 10 anni il numero degli artigiani e dei piccoli negozianti è sceso di 160 mila unità? Se si guadagna bene e si pagano poche tasse, come è possibile che il numero di queste attività sia crollato?”  Al di là della provocazione, è evidente che il mondo dell’evasione/elusione fiscale presente in Italia è molto più articolato di come viene superficialmente descritto da molti osservatori. Se il barista o l’idraulico non emettono lo scontrino o la ricevuta fiscale, il cliente finale se ne accorge ed è in grado di denunciare l’infrazione. Che potere di interdizione ha, invece, di fronte all’evasione delle grandi multinazionali del web che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, sottraggono al fisco italiano 20 miliardi di euro all’anno?  Ed ancora. Dopo gli scandali di “Panama Paper” e della “lista Falciani” – dove un numerosissimo gruppo di faccendieri, finanzieri, manager pubblici, grandi imprenditori, vip del mondo dello spettacolo hanno trasferito illegalmente decine e decine di miliardi di dollari nei paradisi fiscali di tutto il mondo – quanti cittadini onesti si sono indignati di fronte delle misure legislative applicate in questi ultimi anni (come la voluntary disclosure) che hanno consentito a molti di questi soggetti di “sanare” la propria posizione nei confronti del fisco italiano? E ancorché non si possa parlare di evasione, perché mai l’opinione pubblica non si scandalizza nei confronti di molte holding italiane (FCA, Eni, Enel, Ferrero, Telecom, Saipem, Luxottica Group, Illy, etc.) che da qualche anno hanno trasferito la sede legale principale, o di una consociata, nei Paesi Bassi per beneficiare anche della fiscalità di vantaggio offerta da questo Paese? Artigiani e commercianti non sono contrari al pagamento con moneta elettronica. Il governo Conte bis sembra sempre più intenzionato a contrastare l’utilizzo del contante, sostenendo la tesi che c’è una stretta correlazione tra l’elevata circolazione della carta moneta e l’evasione fiscale. L’ipotesi allo studio del nuovo esecutivo pare sia quella di incentivare i pagamenti elettronici, attraverso la concessione di una detrazione fiscale annua rapportata al valore complessivo delle transazioni effettuate dai possessori delle carte. Grazie a questo sconto fiscale, il numero delle transazioni con carte di debito o di credito dovrebbe aumentare notevolmente a scapito dei contanti e, conseguentemente, favorire la riduzione del “nero”. Ovviamente, tutti gli operatori economici dovranno consentire il pagamento, cosa peraltro già in vigore per legge dal 30 giugno 2014, ma non ancora molto diffuso, dal momento che non sono state ancora definite le sanzioni economiche nei riguardi di coloro che si rifiutano di accettare la moneta elettronica. La ragione della mancata definizione delle sanzioni va ricercata nell’impossibilità di trovare un accordo tra il Governo e il sistema bancario italiano sul costo delle commissioni. Ad oggi, quest’ultimo è tra i più elevati d’Europa: le transazioni di importo molto contenuto incidono in misura inaccettabile sui portafogli degli artigiani e dei commercianti. Se il Governo riuscirà ad “imporre” l’azzeramento dei costi di commissione, almeno per i pagamenti fino a 30 euro, siamo certi che gli artigiani e i commercianti non potranno che agevolare le transazioni con la moneta elettronica.


 Regioni

 numero contribuenti
 Imprese e lavoratori autonomi      
 
   
 1
 Trentino Alto Adige  36.217  37.470      
 2
 Lombardia  344.789  36.070      
 3
 Friuli Venezia Giulia  37.590  31.700      
 4
 Veneto  171.728  31.070      
 5
 Emilia Romagna  158.613  31.020      
 6
 Piemonte  147.302  28.640      
 7
 Liguria  55.796  28.630      
 8
 Lazio  179.751  26.990      
 9
 Toscana  139.498  26.390      
 10
 Valle d’Aosta  5.151  26.360      
 11
 Marche  56.024  24.260      
 12
 Umbria  29.351  22.630      
 13
 Abruzzo  45.722  18.110      
 14
 Sardegna  50.776  17.860      
 15
 Campania  152.376  13.340      
 16
 Puglia  128.621  12.810      
 17
 Sicilia  131.644  12.640      
 18
 Basilicata  18.440  11.390      
 19
 Molise  10.717  11.160      
 20
 Calabria  57.239  6.120      
 Totale  
 1.958.108  25.290      
  Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze  

Studi CGIa – Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre – CGIa Via Torre Belfredo 81/e – 30174 Venezia-Mestre – www.cgiamestre.com 10

Tab. 3 – Stima % di evasione

(rank per regione più a rischio evasione – 2016) Regioni Economia non osservata in % valore aggiunto Imposte evase (milioni di €) % di evasione (*)
Calabria 20,9 3.332 24,2
Campania 20,0 10.084 23,2
Sicilia 19,2 8.098 22,2
Puglia 19,0 6.768 22,0
Molise 17,6 520 20,4
Sardegna 17,5 2.839 20,3
Umbria 16,8 1.756 19,5
Abruzzo 16,5 2.543 19,1
Marche 15,4 3.066 17,8
Basilicata 15,0 864 17,4
Toscana 14,8 8.056 17,1
Liguria 13,7 3.233 15,9
Valle d’Aosta 13,4 283 15,5
Lazio 13,3 12.246 15,4
Piemonte 12,4 7.869 14,4
Emilia-Romagna 12,2 9.092 14,1
Veneto 11,9 9.096 13,8
Friuli-Venezia Giulia 11,5 2.061 13,3
Provincia Autonoma Trento 11,5 1.053 13,3
Lombardia 10,8 19.331 12,5
Provincia Autonoma Bolzano 10,4 1.114 12,0
Italia 13,8 113.302 16,0
Nord-ovest 11,4 30.715 13,3
Nord-est 11,9 22.415 13,8
Centro 14,2 25.124 16,5
Mezzogiorno 19,0 35.048 22,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT

(*) per ogni 100 euro di gettito incassato

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