Ancora grande incertezza sulle future relazioni commerciali

Occorre lavorare per tutelare gli agricoltori europei ed italiani

La ‘Brexit’ è giunta alle battute finali. Nel pomeriggio di oggi, 29 gennaio, è in programma il voto del Parlamento europeo sull’accordo di recesso del Regno Unito dalla UE, a cui farà seguito l’adozione con procedura scritta da parte del Consiglio. “Dal 1° febbraio, il Regno Unito sarà un Paese terzo, ma restano da risolvere una serie di problemi e c’è grande incertezza sulle future relazioni commerciali”, commenta il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Durante il periodo transitorio, che si concluderà alla fine di quest’anno, il Regno Unito continuerà sostanzialmente ad applicare le normative dell’Unione. “Di fatto – evidenzia Giansanti – non ci saranno difficoltà nella circolazione delle merci, ma è troppo breve il tempo a disposizione per negoziare un approfondito accordo commerciale in linea con i contenuti della dichiarazione politica che accompagna l’accordo di recesso”. In pratica, segnala Confagricoltura, il negoziato dovrebbe chiudersi entro l’estate prossima, per consentire alle assemblee parlamentari la ratifica dell’intesa. “Una proroga del periodo transitorio risulta assolutamente necessaria – sottolinea il presidente della Confagricoltura. Ipotesi che, al momento, è esclusa dal Regno Unito. Senza un accordo sulle future relazioni commerciali, a partire dal 1° gennaio 2021, ci sarebbe il rispristino dei controlli doganali e l’applicazione dei dazi previsti dall’Organizzazione mondiale del commercio sui prodotti agroalimentari. A tutti gli effetti, una ‘hard Brexit’ differita. In aggiunta, non sarebbe più assicurata sul mercato britannico nessuna tutela alle indicazioni geografiche protette”. Confagricoltura ricorda che le importazioni del Regno Unito di prodotti agroalimentari dalla UE ammontano a circa 40 miliardi di euro l’anno. L’import dall’Italia è di 3,4 miliardi, di cui circa il 30% è costituito da prodotti a indicazione geografica protetta. Nel periodo 2001-2017, la presenza del “Made in Italy” agroalimentare sul mercato britannico è aumentata del 43 per cento. Vini, ortofrutticoli e formaggi sono i prodotti più apprezzati dai consumatori britannici. C’è un’altra questione, poi, che richiede una particolare attenzione. Per effetto della Brexit, il Regno Unito potrà negoziare accordi commerciali con i Paesi terzi con effetto dopo la conclusione del periodo transitorio. E potrebbe essere scelta dal governo di Londra una linea di riduzioni tariffarie tese ad aumentare la concorrenza rispetto alle produzioni della UE, aprendo il mercato britannico a prodotti ottenuti secondo criteri meno rigorosi in termini di sicurezza alimentare e protezione delle risorse naturali. “E’ un aspetto, questo, che preoccupa anche gli agricoltori britannici – evidenzia Giansanti -. Nel quadro dello scontato accordo commerciale con gli Stati Uniti, ad esempio, si teme l’apertura alle carni ottenute con l’uso degli ormoni negli allevamenti e al pollame trattato con il cloro”. “Il recesso del Regno Unito è stabilito – conclude il presidente di Confagricoltura – ma c’è ancora molto lavoro da fare, già dai prossimi giorni, per la tutela degli agricoltori italiani ed europei”.

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