Coronavirus: quando il diritto alla salute diventa dovere di salute

Gradualmente e intensificando le misure, il Consiglio dei Ministri cerca di far comprendere agli italiani che la salute in questo momento non è un diritto ma un dovere. Nei confronti di noi stessi, nei confronti delle persone che potrebbero morire o trascorrere settimane in terapia intensiva se non rispettiamo le regole che ci sono state prima suggerite, poi caldeggiate, poi fortemente raccomandate. Il prossimo passo è imporle con la forza. E’ un dovere nei confronti della nostra sanità (le polemiche sul dimezzamento dei posti letto e sui tagli alla spesa sanitaria, pur ineccepibili, in questo momento dobbiamo posticiparle a quando tutto sarà passato, che ci sia di lezione). E’ un dovere nei confronti di tutti gli operatori sanitari che da settimane espongono se stessi al contagio prendendosi cura dei malati, è un dovere nei confronti dei sanitari per non costringerli a trovarsi davanti alla necessità di scegliere quali pazienti mettere in terapia intensiva e quali no, guardando alle possibilità di sopravvivenza. E’ un dovere nei confronti di tutti coloro che sono impegnati a gestire questa emergenza. E’ un dovere (se preferite una declinazione egoistica) nei confronti del nostro portafogli, perchè prima si risolve la situazione prima torneremo a guadagnare, meno interventi fiscali saranno necessari poi per colmare la voragine che gli interventi economici in deficit con il beneplacito, anche, dell’UE, hanno causato, causano e causeranno. Comprare amuchina e far scorte di pasta per poi rilassarci con un aperitivo in centro (abbiamo visto tutti le immagini dei Navigli di ieri sera) non ci aiuterà. Limitare al massimo possibile i contatti sociali per un mese e seguire le indicazioni “fortemente raccomandate” dal Governo sarà la soluzione per venire a capo di questa brutta vicenda nel minor tempo possibile e per limitare i danni. La salute, insomma,  oggi non è un diritto ma un dovere fondamentale.

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