Nei giorni scorsi si è celebrato il 50esimo anniversario dell’Earth Day, laGiornata Mondiale della Terra. Un appuntamento che, a causa dell’emergenza coronavirus e del lockdown, diventato virtuale: in molti Paesi del mondo le celebrazioni e gli eventi si sono svolti con dirette streaming. E, anche se la pandemia resta la sfida più urgente da affrontare, “non ci si deve dimenticare della crisi climatica”, bisogna salvaguardare il pianeta e ridisegnare il futuro.

Il tema dell’Earth Day 2020 è agire per il clima: un’incombenza che rischia di essere ignorata anche quando sarà superata l’emergenza sanitaria. Per questo motivo gli esperti sottolineano l’importanza di tutelare l’ambiente e le foreste e di vegliare sull’operato dei governi che, preoccupati di far ripartire l’economia, potrebbero rendere più flessibili le leggi a tutela dell’ambiente. Bisogna fare di più che dare un abbraccio virtuale al nostro pianeta e alle sue meraviglie. In un anno in Lombardia si è persa una superficie di terreno pari a oltre 800 campi di calcio, è quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati dell’ultimo rapporto Ispra in occasione del cinquantesimo anniversario della Giornata mondiale della terra, celebrata quest’anno in piena emergenza Coronavirus che ha fatto emergere la centralità dell’agricoltura per garantire le forniture alimentari alla popolazione. A Brescia si stima una perdita corrispondente a circa 300 campi di calcio. La pandemia da coronavirus sta rivoluzionando le priorità dei mercati e dei consumatori – sottolinea la Coldiretti – con le produzioni agricole, dalle quali dipendono le forniture alimentari nei diversi Paesi, diventate più preziose e richieste del petrolio che, al contrario, è crollato con il fermo delle attività industriali. L’emergenza ha ribaltato la geografia del valore della terra – evidenzia la Coldiretti – con i giacimenti di idrocarburi del sottosuolo che hanno perso centralità economica rispetto ai raccolti che crescono sui campi di tutto il mondo e che vengono considerati ormai vere e proprie riserve strategiche da proteggere e accantonare. Nonostante una storica sottovalutazione dell’importanza del settore, l’Italia – riferisce la Coldiretti – può contare su un’agricoltura che è la più green in Ue e che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi e per la leadership nei prodotti di qualità. In Lombardia, in particolare, ci sono oltre 300 specialità enogastronomiche riconosciute e certificate (20 DOP, 14 IGP , 41 vini a denominazione e 264 eccellenze agroalimentari tradizionali), più di tremila operatori del biologico e oltre tremila aziende agricole giovani under 35. A livello nazionale – spiega la Coldiretti – solo il 7% delle emissioni di gas serra arrivano dall’agricoltura, mentre l’industria con il 44,7% e i trasporti con il 24,5% sono di gran lunga i maggiori responsabili dell’inquinamento da gas ad effetto serra secondo l’analisi dell’Ispra. Per quanto riguarda la presenza di polveri sottili nell’aria il 55,2% deriva dalle emissioni da riscaldamento – evidenzia la Coldiretti –, il 15,1% da quelle dei gas di scarico dei trasporti, per il 12,7% da industria e processi industriali e solo per l’11,8% riguardano suoli agricoli e allevamento. Nel dettaglio dei singoli inquinanti che influiscono sulla qualità dell’aria – precisa la Coldiretti – per gli ossidi di azoto la principale responsabilità cade sui trasporti, per l’anidride solforosa sull’industria, per i composti organici volatili sull’uso di solventi chimici e solo per l’ammonica dall’allevamento. L’agricoltura italiana – sottolinea la Coldiretti – è dunque tra le più sostenibili con 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti in Italia, contro i 76 milioni di tonnellate della Francia, i 66 milioni di tonnellate della Germania, i 41 milioni del Regno Unito e i 39 milioni della Spagna.  E’ necessaria una decisa inversione di tendenza – spiega la Coldiretti – per valorizzare il patrimonio agroalimentare nazionale e fermare il consumo di suolo in Italia per assicurare al paese la sovranità alimentare in un momento in cui si assiste ad una preoccupante frenata degli scambi internazionali e all’emergere di nuovi protezionismi e guerre commerciali. In gioco c’è una filiera allargata che in Italia dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con oltre 3,6 milioni di occupati con l’allarme globale provocato dal Coronavirus che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. L’emergenza Covid 19 – conclude la Coldiretti – ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti per l’agroalimentare che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità, in un momento in cui la terra è diventata la nuova frontiera per le nuove generazioni come dimostra la campagna “miprendocuradite” lanciata dai giovani della Coldiretti proprio per i 50 anni della giornata della Terra. E come posso io, che devo riassumere note non facili dal coronavirus, che pare (oltre al forte dubbio, sia stato creato da alcuni scienziati) una delle cause principali sia l’inquinamento, questo spiegherebbe perché alcune zone della Lombardia siano state colpite più di altre località italiane, all’inquinamento, non restare sbigottito quando leggo: bisogna approfittare della crisi, pensare ad una strategia ampiamente diversificata “costruita intorno ai propri obiettivi e al proprio profilo di rischio” si perché secondo gli esperti, gli investitori oggi si pongono la domanda “dove posso tenere il mio capitale, in un momento complesso come questo ?” li portiamo in qualche paradiso fiscale ? – a proposito, se il paradiso fiscale lo può fare l’Olanda (paese Europeo) che è grande un quanto della Lombardia, Politici, forse non ci avete mai pensato , l’Italia ? potrebbe diventare un paradiso fiscale ? ! quante aziende italiane ritornerebbero a casa e non avremmo bisogno di chiedere l’elemosina all’Europa. Imprenditori permettetemi un consiglio, investite nel vostro Paese, non dovremo più occupare aree agricole come dice la Coldiretti, ma  demolire e ricostruire con la nuova tecnologia “Vera”.
(Alla prossima) G.R.   

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