L’Ance Brescia, basita dalla norma inserita a suo tempo nel decreto-legge Cura Italia, che lasciava aperta la possibilità che l’imprenditore potesse essere responsabile penalmente ed economicamente in caso di contagio da Covid-19 di un proprio dipendente, accoglie e apprezza il chiarimento fornito dall’Inail con la circolare n. 22 del 20 maggio scorso. “Ringraziamo l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro per aver colmato l’ambiguità della norma presentata nel Cura Italia, esimendo il datore di lavoro da responsabilità penale e civile” dichiara il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi. “Pareva assurdo che un imprenditore, adoperate tutte le misure di sicurezza anti-Covid, fosse chiamato a rispondere di un infortunio da coronavirus”. Nella circolare Inail si legge, infatti, che all’imprenditore “non viene imputata alcuna conseguenza per l’evento infortunistico, in quanto tali eventi non sono direttamente e pienamente controllabili dal datore di lavoro al pari degli infortuni in itinere”. “Ora la nostra Associazione attende una immediata modifica alla norma inserita nel Decreto legge 18/2020 da parte del Governo – continua il presidente Deldossi – perché è deplorevole addossare a chi fa impresa rispettando le regole, anche quelle pervenute in maniera poco chiara e all’ultimo minuto, la piena responsabilità del rischio contagio da Sars-Cov-2”. I vertici di Ance Brescia stigmatizzano, altresì, anche i comportamenti di singoli e organizzazioni sindacali che hanno contribuito con informazioni distorte a creare immotivate paure e un clima di sospetto e colpevolizzazione di imprenditori ed imprese, rendendo il clima ancor più pesante in una fase drammatica e di grande difficoltà e incertezza.

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