La Provincia di Brescia è stata una delle più colpite dall’emergenza sanitaria determinata dal diffondersi del nuovo Coronavirus. ll sistema sanitario, messo a dura prova, è riuscito a reggere grazie alla collaborazione, in essere già da tempo, tra tutti i professionisti sanitaria che operano sul territorio (farmacisti, medici e infermieri). Tuttavia, in questa esperienza e emerso il ruolo fondamentale svolto dal farmacista e la necessità di organizzare e rinforzare i “team multiprofessionali” concentrandosi sulla prevenzione e sulla continuità delle cure. Verso la meta del mese di gennaio si sono diffuse le prime notizie di un virus che cominciava a dar segno di vita e che si sarebbe poi dimostrato un vero e proprio dramma per la popolazione. I farmacisti hanno iniziato dunque ad organizzarsi per aiutare i cittadini che si rivolgevano a loro per chiedere consigli e informazioni sull’epidemia. Con grande determinazione ed instancabile impegno hanno risposto puntualmente alle richieste di coloro che si sono recati in farmacia in cerca di supporto, anche quando erano sprovvisti dei presidi di protezione ed esposti dunque a possibili contagi: nonostante il timore per la propria incolumità, sono sempre rimasti in trincea. Sono arrivate le notizie delle prime vittime tra i colleghi, che hanno destato grande preoccupazione e cordoglio: ma i farmacisti non si sono dati per vinti e hanno continuato la loro missione. 7 giorni su 7, 24 ore su 24, sono rimasti al loro posto di lavoro, svolgendo un servizio apprezzato dalla popolazione. La farmacia è stata anche un filtro importante per coloro che si sarebbero rivolti al Pronto Soccorso, pur non avendo reale necessità di una visita. I cittadini, spesso in preda ad un allarmismo più che giustificato, si rivolgevano alle farmacie prima che ad altri, proprio per la capillarità sul territorio e la facilità di accesso. Una prima emergenza che i farmacisti bresciani si sono trovati a dover fronteggiare è stata quella relativa alle mascherine chirurgiche: i cittadini si rivolgevano alle farmacie per acquistarle, ma a causa della carenza sul mercato era impossibile procurarle, non solo per loro, ma anche per il personale stesso. Abbiamo assistito ad una crescita dei prezzi praticati all’ingrosso, ad una confusione sulle certificazioni e sui marchi, al blocco dei dispositivi nelle dogane. In questo scenario caotico le farmacie hanno comunque assicurato un servizio, dimostrando che ne l’aumento dei prezzi ne le carenze erano responsabilità del farmacista. Un problema ancora pia drammatico e stato quello della carenza dell’ossigeno per la terapia domiciliare, dovuta in larga misura all’impossibilita di impiegare, anche se adeguatamente ricondizionate, bombole differenti da quelle indicate nell’AIC del gas medicale. In molti casi l’ossigeno ha rappresentato l’unico strumento terapeutico per la sopravvivenza di alcuni pazienti affetti da COVID-19 che non potevano essere accolti nelle strutture ospedaliere già sature ed impegnate nella gestione dei casi pia gravi e inevitabilmente impreparate a sostenere, soprattutto nei centri pia piccoli, un impatto di tale grandezza. Attraverso un’interazione tempestiva con il Prefetto della Provincia di Brescia, i farmacisti bresciani hanno potuto ottenere l’aiuto di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza nell’organizzazione della distribuzione dell’ossigeno, del ritiro e della sanificazione delle bombole esaurite; si sono inoltre prodigati nell’effettuare personalmente le consegne anche dopo l’orario di lavoro, provvedendo a riempire le bombole presso i fornitori, quando la logistica era ormai in tilt. Un aspetto essenziale che abbiamo implementato in questo periodo di riduzione della mobilita e stato quello della dematerializzazione delle ricette. In un momento in cui gli ambulatori erano chiusi, i rapporti tra curante e paziente erano soprattutto telefonici; la mobilita delle persone doveva essere ridotta il più possibile e non era pensabile proseguire con il sistema dei promemoria, le “vecchie Ricette SSN”. Con l’Ordinanza della Protezione Civile del 20 marzo è stato eliminato il promemoria cartaceo della “Ricetta SSN”, sostituendolo con il Numero di Ricetta Elettronica da comunicare al paziente per e-mail, SMS o anche a voce. Al farmacista restava dunque da acquisire il NRE e il codice fiscale del paziente. La farmacia e stata, in questa occasione, l’unico presidia sanitario accessibile alla popolazione senza alcuna difficolta. In molti ambulatori dei medici di medicina generale, infatti, anche su indicazione delle ATS, I’accesso era stato organizzato limitatamente ad una persona per volta, previo appuntamento e obbligatoriamente indossando i dispositivi di protezione individuale forniti dalla stessa ATS; in alcuni casi, invece, i medici avevano addirittura chiuso gli ambulatori consentendo soltanto la disponibilità telefonica, anche per le prescrizioni di farmaci. La farmacia, dunque, oltre a ricevere i pazienti che si erano appena recati presso gli ambulatori, accoglieva anche coloro che non avevano potuto accedervi. Pertanto, la farmacia era l’unico presidio sanitario sempre aperto (anche grazie al servizio dei turni e alle Farmacie h24), liberamente accessibile ai cittadini: il farmacista è diventato il professionista più vicino ad una popolazione spesso in preda al panico e bisognosa di assistenza. Tra i farmacisti è stato registrato un alto indice di contagi. Sin da subito si sono adoperati per permettere al personale operante in farmacia di ottenere un accesso immediato e preferenziale ai tamponi diagnostici.  II ruolo dei farmacisti di comunità ha dimostrato che le farmacie costituiscono una rete in grado di alleviare la pressione sul resto del Sistema Sanitario e nello stesso tempo di renderlo più efficiente. Se la salute è un bene da difendere, i farmacisti ne rappresentano le figure professionali avanzate sul territorio, la vera prima linea a cui il cittadino può rivolgersi sempre, comunque e ovunque: laddove c’è una croce verde accesa, c’è qualcuno che veglia sulla nostra salute. Anche i colleghi ospedalieri sono stati impegnati in un’impresa difficilissima, quale quella di garantire, nei periodi pin drammatici, la disponibilità di medicinali e dispositivi ai medici delle terapie intensive e dei reparti di pneumologia e di infettivologia, lavorando al loro fianco con gli stessi turni massacranti e confrontandosi ogni giorno con un sistema di approvvigionamento sotto tensione. La società italiana ha mostrato in questa crisi anche il suo volto migliore, a cominciare dalla solidarietà. Nel nostro Paese c’è un patrimonio enorme di buona volontà e competenze, spirito di sacrificio e inventiva: valori che non devono cambiare, una ricchezza che va conservata. E di questa ricchezza fa parte anche la professione dei farmacisti: mai come oggi lo hanno dimostrato anche in ricordo di chi, nel dare corpo ai propri valori, ha compiuto un sacrificio estremo.

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