Vaccinazioni: tanti lavoratori ancora senza copertura

Su 432.000 lavoratori tra i 20 e i 60 anni 139.040 in attesa della prima dose, 294.466 della seconda

“Ci sono ancora troppi lavoratori senza vaccinazione anti Covid. In termini generali l’andamento della campagna vaccinale nel bresciano con quasi il 76% della popolazione che ha già ricevuto una prima dose e oltre la metà di questa anche la seconda è assai positivo, ma l’analisi dei dati sulla fascia d’età tra i 20 e i 60 anni mostra che le imprese, con la sola eccezione di Apindustria Confapi, non hanno ancora saputo tradurre in concreto l’impegno più volte dichiarato per la vaccinazione dei lavoratori”. Il segretario provinciale della CISL, Alberto Pluda, fotografa così una situazione che da oltre un mese (l’accordo sulle vaccinazioni per i lavoratori è stato sottoscritto in Prefettura dai sindacati e da tutte le associazioni imprenditoriali l’11 giugno) segna il passo. “Dai dati pubblicati da Regione Lombardia, incrociati con le informazioni dell’INPS sui lavoratori dipendenti in provincia di Brescia – spiega Paolo Reboni che per la CISL ha seguito la lunga fase di elaborazione dell’intesa raggiunta in Prefettura – risulta che su una platea di 432mila lavoratori tra i venti e i sessant’anni ce ne sono ancora 139.040 in attesa della prima dose di vaccino, e 294.466 in attesa della seconda”. “Sarebbe davvero grave – continua Reboni – se passasse l’idea che, visto come vanno le cose, tanto vale aspettare che la campagna vaccinale vada avanti con i suoi tempi, sollevando il mondo della rappresentanza delle imprese dai patti che ha sottoscritto e dalla disponibilità ad essere protagonista della campagna che da marzo in poi è stata più volte reiterata. Guardiamo tutti con una certa preoccupazione la ripresa dei contagi in Europa e a qualche segnale non certo rassicurante anche in casa nostra. Bisogna accelerare i piani vaccinali per i lavoratori, e lo si può fare semplicemente applicando i patti che tutti abbiamo liberamente sottoscritto. Anche per poter cominciare ad affrontare una eventuale organizzazione a livello territoriale per la terza dose di vaccino che potrebbe rendersi necessaria di fronte alle varianti del virus”.

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