DIGITALIZZAZIONE: LE PMI BRESCIANE AL LAVORO PER RESTARE COMPETITIVE

Innovazione dei processi produttivi al centro; sostenibilità ed economia circolare procedono più lentamente. «La digitalizzazione non riguarda solo l’ottimizzazione di processo o di prodotto, deve dare anche risposte rapide nel controllo di gestione. Purtroppo, le nostre imprese, soprattutto quelle dai venti dipendenti in giù, scontano ancora alcune carenze».  Il know-how interno (57%) e la tecnologia proprietaria (14%) rappresentano le principali fonti di vantaggio competitivo per le PMI bresciane. La focalizzazione su conoscenza e tecnologia proprietarie consente a oltre la metà delle imprese (52%) di fornire prodotti altamente personalizzati su richiesta del cliente. Un altro 35% riesce a modulare la produzione con prodotti più standardizzati, ma con possibili varianti su specifica del cliente. Leve quali il marketing o il prezzo hanno invece un ruolo secondario e residuale. A osservarlo è il rapporto su «Digitalizzazione d’impresa e PNRR» realizzato dal Centro Studi Apindustria Confapi Brescia interrogando 100 aziende rappresentative del tessuto di imprese di piccole e medie dimensioni associate (e quindi per quasi la metà aziende metalmeccaniche, seguite dal comparto gomma-plastica, e per quasi tre quarti nella fascia dimensionale 10-49 dipendenti). Dal rapporto emerge che è in tale contesto di specializzazione produttiva che la digitalizzazione sta entrando in modo deciso. «La trasformazione dei processi produttivi è massicciamente in corso – sottolinea l’analisi del Centro Studi – e pare trainare una trasformazione del modello organizzativo, correlato anche al sistema delle competenze richieste alle risorse umane». Oltre all’innovazione di prodotto (in corso o già realizzata per il 68% delle imprese, in programma per un altro 13%), molto rilevanti sono anche la trasformazione digitale dei processi produttivi (64%; 17%), la trasformazione digitale dei processi di marketing (48%; 33%) e la trasformazione del modello organizzativo e delle competenze (57%). L’innovazione del modello di business verso la sostenibilità e l’economia circolare sembra invece procedere in modo più lento: solo un’impresa su quattro (26%) dichiara di averla già realizzata o di averla in corso. Vi è però anche un confortante 52% che l’ha in programma per i prossimi 3 anni. Se banda larga e fibra ottica sono oramai acquisite così come diffusi sono i software gestionali, le gestioni in cloud rappresentano una novità più recente (70%). Tra le soluzioni più adottate dalle aziende c’è l’utilizzo dei software per ufficio tramite internet, considerata di forte importanza da 4 rispondenti su 10. La necessità di tutelare i dati sensibili all’interno dei confini aziendali assume però un’accezione anche fisica, che blocca la diffusione del lavoro da remoto per questo tipo di informazioni, forse per timori di diffusione. Sempre in merito alle soluzioni adottate, fog e quantum computing, intelligenza artificiale e sistemi cyber fisici hanno un tasso di diffusione limitato, così come l’applicazione di soluzioni di manifattura additiva e stampa 3D. Più estesa l’adozione di soluzioni per il controllo della qualità QMS e rilievo ancora maggiore c’è per ERP, MES e schedulatori di produzione. Le innovazioni legate a supply chain e commercializzazione, che non rappresentano condivise fonti di vantaggio competitivo per le imprese intervistate, sono limitate. Rispetto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, metà delle aziende pensa che ci saranno opportunità e ricadute significative per la propria attività. Solo un’impresa su dieci conosce però il sito del Governo dedicato. I fondi Simest (digital green, fiere, internazionalizzazione) sono abbastanza noti, ma ancora poco utilizzati e scarsa conoscenza o interesse riscuotono invece i bandi Invitalia. «La digitalizzazione non riguarda solo l’ottimizzazione di processo o di prodotto – commenta il presidente di Apindustria Confapi Brescia Pierluigi Cordua -, ma deve dare anche risposte rapide nel controllo di gestione. Purtroppo, su questo fronte le nostre imprese, soprattutto quelle dai venti dipendenti in giù, scontano ancora alcune carenze. In questo senso il ruolo formativo e di sensibilizzazione dell’associazione è importante, a partire dai consulenti che possiamo mettere a disposizione e che possono aiutare le imprese a implementare un sistema in grado di dare maggiore solidità sotto il profilo del controllo finanziario. In una fase di estrema volatilità come quella attuale, la reattività è fondamentale».  

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