Con lo scombussolamento post covid della mobilità aerea (1) – voli annullati, impronta carbone dimenticata, prevenzione covid “ballerina”, lavoratori più o meno disperati – la questione che viene più all’occhio è quella dei rimborsi per chi aveva prenotato e si ritrova “a piedi”.

Il meccanismo di rimborso scatta in ogni caso solo se non ci sia una “forza maggiore” (scioperi non programmati, cataclismi improvvisi, etc) che abbia impedito la fornitura del servizio… “forza maggiore” che deve essere dimostrata dal vettore.

Premesso che molte compagnie provvedono nei termini a rimediare:
– comunicazione dell’annullamento con almeno due settimana dei anticipo (nulla è dovuto da nessuno);
– riprotezione su altri voli senza particolari cambiamenti di orari. Per gli eventuali ritardi di partenza/arrivo, oltre all’assistenza financo con ospitalità in albergo, se si superano tra le due e le quattro ore di ritardo sono dovuti rimborsi pecuniari.

Per le compagnie aeree che non rimediano e sperano che il passeggero si rassegni al destino maligno, si può procedere con la pretesa del rimborso dell’intero biglietto e compensazioni pecuniarie che variano a seconda della destinazione e lontananza della stessa (tra 200 e 600 euro a passeggero).
In questo caso di mancata comunicazione è opportuno anche pretendere i danni che, per esempio, potrebbero essere i costi di alcuni servizi che si erano prenotati/pagati nella fallita destinazione.

Le procedure sono all’inizio semplici (diffida ad adempiere tramite pec o raccomandata A/R), ma diventano più articolate di fronte all’indisponibilità del vettore: giudici di pace in conciliazione, potendo agire da soli solo se gli importi richiesti non superano i 1.100 euro.

Qui la scheda pratica di Aduc sui rimborsi aerei: https://sosonline.aduc.it/scheda/voli+aerei+diritti+dei+passeggeri+regole_15533.php

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