I cani si salutano utilizzando il naso annusandosi a vicenda. Gli uomini non sono così aperti all’idea di odorarsi l’un l’altro, ma il fatturato dell’industria dei profumi lascia pensare che la fragranza sia importante anche nei rapporti tra umani. Inoltre esistono prove del fatto che gli uomini siano in grado di individuare una parentela, dedurre uno stato emotivo e perfino rilevare una malattia attraverso l’olfatto.

Inbal Ravreby, Kobi Snitz e Noam Sobel dell’Istituto delle scienze israeliano Weizmann hanno compiuto un passo ulteriore: hanno dimostrato che gli amici hanno un odore simile e che probabilmente questo fenomeno si presenta fin dai primi contatti. Questo significa che le persone scelgono gli amici, almeno in parte, sulla base dell’odore corporeo, e non che l’odore delle persone converga dopo che sono diventate amiche.

Come scrivono su Science Advances, Ravreby, Snitz e Sobel hanno avviato la loro ricerca analizzando gli odori di 20 coppie di amici dello stesso sesso legati da una relazione solida e non romantica. Per farlo hanno utilizzato un naso elettronico, e-nose, e due gruppi di “fiutatori” umani. L’e-nose ha usato dei sensori di ossidi metallici per esaminare le magliette indossate dai partecipanti, mentre il primo gruppo di fiutatori umani aveva il compito di stabilire se l’odore delle magliette fosse simile. I fiutatori del secondo gruppo hanno invece classificato l’odore degli indumenti in base a cinque categorie soggettive: piacevolezza, intensità, attrattiva sessuale, ampiezza e calore. I risultati dell’e-nose e l’opinione del secondo gruppo di fiutatori sono stati poi sottoposti a un processo matematico multidimensionale, per ridurli a numeri semplici e confrontabili. Tutti e tre i processi hanno prodotto lo stesso risultato: le magliette degli amici avevano un odore più simile rispetto a quelle degli estranei.

Gli amici quindi hanno davvero un odore simile. Ma è l’amicizia a provocare una similitudine di odori o è la similitudine di odori a provocare l’amicizia? Ravreby, Snitz e Sobel hanno testato l’e-nose per vedere se sia possibile prevedere le interazioni positive tra gli estranei, quella specie di “click” che scatta immediatamente all’inizio di una nuova amicizia. Per farlo hanno selezionato altri 17 volontari a cui hanno chiesto di indossare alcune magliette per rilevare il loro odore corporeo. Poi gli odori sono stati analizzati dall’e-nose, mentre i partecipanti sono stati invitati a cimentarsi con un gioco: riprodurre in silenzio i movimenti della mano di un altro individuo.

I partecipanti sono stati divisi in coppie selezionate casualmente, e le loro reazioni sono state registrate. Dopo ogni interazione hanno indicato quanto si fossero sentiti affini al compagno di gioco sovrapponendo due cerchi (uno che rappresentava loro stessi, l’altro il partner) su uno schermo. Più le due firme olfattive elettroniche erano simili e più la sovrapposizione dei cerchi coincideva. I partecipanti hanno poi valutato la qualità della propria interazione in base a dodici categorie emotive soggettive che definiscono l’amicizia. Gli odori simili corrispondevano a una valutazione positiva in 9 di queste 12 categorie. È interessante notare che due partecipanti con un odore simile non erano necessariamente più abili nel gioco dell’imitazione rispetto agli altri, come evidenziato dalle registrazioni di una telecamera nascosta.

Odorare gli altri potrebbe portare a deduzioni subconsce sulla similitudine genetica.

Il motivo per cui l’odore ha un ruolo importante nella formazione delle amicizie è ancora oscuro. Altre qualità legate all’amicizia, tra cui l’età, l’aspetto, l’istruzione, la religione e la razza, risultano immediatamente ovvie o lo diventano rapidamente. Ma anche se alcuni individui hanno un odore corporeo forte e riconoscibile, per molti non è così, almeno da quando si è diffuso l’uso del sapone. L’odore è presente, ma agisce a livello subliminale. Il dottor Ravreby ipotizza che possa esistere “un vantaggio evolutivo nell’avere amici che sono geneticamente simili a noi”. L’odore corporeo è legato al patrimonio genetico, in particolare ai geni che fanno parte dell’importante complesso di istocompatibilità. Odorare gli altri, di conseguenza, potrebbe portare deduzioni subconsce a proposito della similitudine genetica.

Ma questo non basta a trovare una risposta alla domanda originale. Ravreby ipotizza che la similitudine degli odori possa rappresentare una forma estesa di selezione parentale. È il meccanismo che permette la diffusione dei geni di un individuo non direttamente attraverso la propria riproduzione, ma favorendo quella dei parenti con geni simili. Se le persone con odori affini sono abbastanza imparentate da far scattare questo meccanismo, lo saranno anche i loro figli. “Aiutando gli amici”, spiega Ravreby, “contribuiamo alla diffusione dei nostri geni”.

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