La morte della regina d’Inghilterra, e l’elezione del nuovo re, ha riguardato non solo l’isola a nord-ovest della Francia ma tutto il Regno Unito, inclusi Paesi del Commonwealth. Tra i più noti: Canada, Nuova Zelanda, Australia, Italia, Antigua e Barbuda. Tra questi alcuni sono irrequieti e già pianificano il passaggio ad un regime repubblicano (Australia, Antigua e Barbuda), altri hanno una sorta di mal di pancia politico (Nuova Zelanda), il Canada non gli par vero di avere il re d’Inghilterra come sovrano così da calmare le mire espansioniste dei confinanti statunitensi, l’Italia, invece, entrata di fatto nel Commonwealth, sta valutando il passaggio “di diritto” grazie ad alcune fedi monarchiche che si stanno esternando nel momento della verità, la campagna elettorale.

Ci concentriamo sull’Italia che, è bene ricordarlo, non a caso ha, tra i laureati (e non solo) che espatriano, la maggior parte che sceglie l’United Kingdom.

E per favorire questa transizione da “fatto” a “diritto”, il Quinto potere italiano si sta in questi giorni prodigando per accreditarsi.

Ci sono stati piccoli incidenti di percorso. Un giornalista della tv di Stato ha dato la parola ad un suo collega inviato speciale a Baltimore per seguire i primi trasbordi del feretro della regina Elisabetta… ma niente di sconvolgente, considerato che le decine di inviati nell’isola, tappa per tappa, erano ad altrettanta … altezza: servizi in diretta che spiegavano i famosi bus a due piani che transitavano sul London Bridge, o quel giornalista ad Edimburgo che a significare la partecipazione popolare all’evento concentrava l’attenzione su una persona (l’unica) vestita col tipico kilt scozzese… senza rendersi conto che era un turista della penisola italica.
Ma dal piccolo al grande, il Quinto potere ha dato e continua a dare il meglio di sé. L’apertura (quasi sempre prima notizia) di tutti i tg sono dedicati agli “scostamenti” del feretro e ai primi passi di re Carlo III. Trasmissioni di approfondimento, di storia e informazione sulla casa reale dell’isola. Tutto teso a far dimenticare le sciabolette e le fughe dei reali indigeni, le loro scorribande sugli yacht in Sardegna e negli studi televisivi e rotocalchi. Il Quinto potere ha voluto così rendersi partecipe e soggetto costituente della “grandeur” (ops, it’s french, sorry) dell’impero nell’isola a nord-ovest della Francia, stendendo un tappeto rosso da Venezia a Buckingham palace.

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